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sabato 14 giugno 2014

Cominciare una nuova avventura… - di Paola Tranquillo



Aurora (nome di fantasia) è una bambina che ha appena concluso la quinta elementare. La mamma ha sperimentato un po' EFT e ha proposto alla figlia di venire a vedere cos'è. Sono con una collega ad un evento in cui presentiamo EFT.

Mi chiede di cosa si tratta e le spiego che si può usare per sentirsi meglio. Le dico che se magari è triste per qualcosa, oppure arrabbiata può usare EFT per sentirsi meglio. "Per esempio – le chiedo – c'è qualcosa su cui vorresti sperimentare?" Mi dice che si sente triste perché sono finite le scuole elementari. "Cosa ti fa sentire triste?" Mi dice che ha paura che il prossimo anno alle scuole medie, verrà separata dai suoi amici e che forse si perderanno di vista. "Quanto ti stressa questo pensiero, da 0 a 10?" La risposta è 10. Le dico di copiare quello che faccio io, le spiego che i punti si possono picchiettare, massaggiare o tenere. Lei serenamente mi segue.

Mi faccio spiegare un po' meglio cosa la spaventa. Si nasconde la fantasia che durante la ricreazione delle scuole medie, le sue amiche la eviteranno. Quale emozione emerge? Tristezza. Dove? – le chiedo. Sugli occhi, perché è da lì che scendono le lacrime. Mi dice che il giorno prima (l'ultimo giorno di scuola) ha pianto molto.
Le propongo alcune frasi.

Anche se ho paura che tutto cambi, sto diventando grande e sono una bambina meravigliosa.

Fa un bel sorriso. Aspetto di vedere cosa accade, mentre continua a stimolare i punti.

Anche se non so cosa mi aspetta il prossimo anno, accolgo i cambiamenti perché sto crescendo.

Mi dice che forse si farà dei nuovi amici. Che in ricreazione magari le cose cambieranno. Non sa come, ma qualcosa succederà.
Continuiamo a stimolare i punti. Mi dice che si sente meglio.
"Sei proprio sicura?" le chiedo. Mi risponde di sì.
Faccio la prova del nove. Le chiedo di pensare al prossimo anno, in prima media, e di immaginare come sarà la ricreazione. Mi dice che non sa di preciso come sarà, ma che in qualche modo riuscirà a cavarsela. Mi riporta l'esempio di quando ha "lottato" per conquistare la sua migliore amica e poi ha compreso che l'importante non era essere "migliori" amiche, ma avere tanti amici su cui contare. 

Ha quindi pescato da questa esperienza per trovare le risorse per affrontare le novità scolastiche.

"Se ripensi al fatto che hai finito le scuole elementari, che cambierai compagni di scuola, quanto stress senti?"
ZERO.
Sono passati forse 5 minuti da quando si è seduta sulla nostra coperta, in mezzo al prato.
Mi dice che la tristezza se n'è andata. Pensa che andrà a chiamare anche una sua amica che ha proprio bisogno di questa cosa per stare meglio.
E più tardi in effetti arriva con l'amica… ma questa è un'altra storia.

Paola Tranquillo

 


 

sabato 10 maggio 2014

PIANGERE PER COMUNICARE - di paola tranquillo




Maria (nome di fantasia) è un’adolescente, arriva da me perché piange sempre quando deve esprimere la propria opinione.
Quando entra nel mio studio la faccio accomodare e le chiedo cosa possa fare per lei. Comincia a piangere. Non smette. Cominciamo fin da subito a stimolare i punti, le spiego cosa stiamo facendo, e lei continua a piangere. Le dico che non è necessario che mi spieghi le cose nel dettaglio, ma non smette di piangere. Non riesce proprio a parlare. Così dico per lei le frasi di Logosintesi (logosintesi surrogata) su “questa difficoltà di parlare”. Comincia a calmarsi, aggiungo un po’ di PET sul fatto che sono finiti i fazzoletti e lei ha il naso che gocciola e la tensione si scioglie. Comincia a parlare.
A quel punto cerco di capire cosa la fa piangere, chiedendole proprio se si tratta di un’immagine, un suono, una PAURA e lì faccio centro, perché ricomincia a piangere. Picchiettiamo. Quando si calma di nuovo le chiedo se riguarda qualcosa che ha già vissuto. Lacrime di nuovo. Sono costretta a fare molte domande, risponde solo si o no, non riesce ad aggiungere altro. Le chiedo se è un’immagine, un suono, una percezione. Mi fa segno che è un’immagine. Il dolore cresce. Uso la tecnica dello schermo lontano, quindi le faccio proiettare l’immagine in un ipotetico schermo del cinema e glielo faccio allontanare fino a quando le fa meno male. Picchiettiamo su quell’immagine e le chiedo di prendere un solo aspetto che la stressa (sempre tenendo lontano l’immagine). E’ una voce che dice delle parole precise. Le chiedo da dove arriva, lo stress sulla SUDS è 10. Facciamo Logosintesi sulle parole che arrivano da davanti, riesce a dire le frasi da sola. Di nuovo le parole la stressano ora 9. Ripetiamo logosintesi e si calma. Mi dice che non le danno più fastidio. Faccio qualche prova per capire se è davvero così, le ripeto più volte, uso un po’ di PET e davvero non la stressano più.
In tutto ci vediamo 6 volte, con lo scopo di fare in modo che il pianto non sia più la sua modalità di esprimersi. Ogni volta piange sempre meno, nel corso delle sessioni si esprime sempre di più con le parole.

I giri fatti sono più o meno in questo senso:

anche se quando piango non parlo più
anche se non capisco quello che provo
anche se ho un turbinio di emozioni e non ci capisco più nulla
anche se sono proprio incasinata
mi apro alla possibilità
di accettare le mie emozioni
di riuscire a capirci qualcosa

Mi accorgo che se uso PET si esprime di più.
Abbiamo ricercato gli eventi significativi del suo pianto, a quando risalgono, alle convinzioni che si porta appresso rispetto al pianto.
Abbiamo trovato degli eventi risalenti al passato e li abbiamo sciolti con EFT. Le convinzioni che il pianto la aiuti a stare meglio (di fatto non vera, lei stessa se ne rende conto), e i vantaggi di questa modalità (a volte ottiene ciò che vuole così).
Abbiamo quindi in ultima battuta lavorato sulla familiarità che sente rispetto al pianto. Il pianto su una scala 0-10 come modalità di comunicazione le è familiare 9. Lei stessa, con un lavoro di PNL unita ad EFT, sceglie di rendere invece familiare “dire la mia opinione”. Facciamo giri di EFT su questa familiarità, tipo:

anche se mi è familiare piangere
anche se mi è utile piangere
anche se piango da sempre
anche se non so come sia non piangere
anche se mi sembra ovvio piangere
anche se mi spiace cambiare modalità perché quella nuova non la conosco
mi apro alla possibilità di
esprimere con le parole ciò che penso
di provare solo in parte a sentire familiare esprimere le mie opinioni

Quando esce dallo studio per la penultima volta la familiarità di piangere è ancora a 8.
Mettiamo la familiarità di piangere nel cassetto (Cas-set).
Quando ci rivediamo per l’ultima volta testiamo la familiarità del pianto che è arrivata a 3.
Facciamo un ultimo lavoro per rendere familiare esprimere le opinioni e ci lasciamo fissando un appuntamento a distanza di un mese, ma risentendoci qualche giorno prima per vedere se serve ancora oppure no. Quando la richiamo, mi racconta un po’ della scuola, poi quando le chiedo dei pianti fa silenzio un momento. Mi risponde che non ci ha più pensato, che non piange più da quando ci siamo salutate l’ultima volta. Così ci ri-salutiamo definitivamente, il nostro percorso insieme è finito ed è iniziato il suo, da sola.

Paola Tranquillo

sabato 12 aprile 2014

Ritrovare il centro - di Paola Tranquillo con Elisa



Per questa rubrica ho pensato di prendere spunto dalla musica: la mia giornata è scandita da silenzio o da musica, i due opposti.
Li adoro entrambi perchè mi permettono di scrutare me stessa. Spesso mi ritrovo ad ascoltare una canzone e commuovermi oppure ridere per qualcosa che rievoca in me. Altre volte i testi delle canzoni mi danno degli spunti di riflessione su me stessa e su ciò che mi circonda.
Chissà a quanti di voi succede! Sentire una canzone e restarne incantati oppure esserne infastiditi… perché?
Da qui partiremo per questo viaggio attraverso i suoni per arrivare a noi stessi. Con l'aiuto di EFT!
Se non sei pratico, leggi questa breve guida che ti svelerà i punti da stimolare. 


Un filo di seta negli abissi - di Elisa 



Io, se solo sapessi cos'è, 
cosa c'è dietro a quell'ombra, 
a quella paura 
che ti fa cambiare faccia 
e fa dire quello che non si pensa. 

Si apre così questa canzone... Alzi la mano chi almeno una volta non si è trovato in una situazione simile. La paura che ci fa cambiare faccia... che ci fa dire o fare cose che non pensiamo davvero.
Perchè accade? Per ognuno c'è una risposta diversa. Quale sarà la tua allora? Proviamo a scoprirlo con l'aiuto di EFT, così magari è possibile togliere la maschera.

A me per esempio viene in mente quando non sono d'accordo con la persona che ho di fronte. E per evitare discussioni, perchè immagino che l'altro non accolga il mio punto di vista diverso, evito di esprimere le mie opinioni. In qualche modo tradisco i miei valori, tradisco un po' me stessa. Ciò che mi frena è la paura di trovarmi intrappolata in una discussione, dove ognuno cerca di portar a casa la ragione. A me non piace. Preferisco proprio non intavolare la discussione, ma a discapito di cosa?

Cerca di ricordare quand'è l'ultima volta in cui è successo. Qualcosa o qualcuno ti ha fatto cambiare faccia, e hai in qualche modo tradito te stesso, facendo o dicendo cose in cui non credi davvero.
Aiutati stimolando i punti, cerca di ricordare le circostanze in cui ti sei trovato. 
Quando hai trovato l'episodio, cerca di addentrarti in esso. Ricordati i dettagli, dove eri, cosa stavi facendo. 
Ora, sempre stimolando i punti, trova la connessione con le tue emozioni e i tuoi pensieri. Quali sono le emozioni che emergono ora, ricordando quell'episodio? Quale emozione ti ha spinto a "cambiare faccia"? E' solo una o ce ne sono di più (di emozioni)? Accogli queste emozioni e vivile intensamente. Anche se può non essere piacevole. Ti stai dicendo qualcosa forse? Tipo: no, meglio non dire quello che penso, potrei fare brutta figura? Non so difendermi con le parole... aggiungi quello che emerge a te.

Ora rimanendo focalizzato con tutto questo continua a stimolare i punti e ripeti

Anche se osservo questo in me, tutto ciò può cambiare e cambia mentre lo osservo.


Resta in osservazione, cosa accade? Cosa emerge? Emozioni nuove, ricordi, intuizioni...

Focalizzati ora con ciò che è emerso di nuovo. 

Anche se a qualche livello ho generato e ancora oggi mantengo questo atteggiamento, questa modalità, recupero la mia energia coinvolta nella sua inconsapevole creazione, e la riporto nel mio centro. 


Continua ora ad osservare i cambiamenti. Continua ad usare questo strumento fino a che non senti, come canta Elisa, che 

"Dove si è rotto il filo di seta che ci univa e scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e vado a cercarlo 
senza paura"

La paura se n'è andata. Come ti senti ora?

paola tranquillo


sabato 11 gennaio 2014

La fine di una storia in musica - di Paola Tranquillo - con Luciano Liguabue...



Per questa rubrica ho pensato di prendere spunto dalla musica: la mia giornata è scandita da silenzio o da musica, i due opposti.
Li adoro entrambi perchè mi permettono di scrutare me stessa. Spesso mi ritrovo ad ascoltare una canzone e commuovermi oppure ridere per qualcosa che rievoca in me. Altre volte i testi delle canzoni mi danno degli spunti di riflessione su me stessa e su ciò che mi circonda.
Chissà a quanti di voi succede! Sentire una canzone e restarne incantati oppure esserne infastiditi… perché?
Da qui partiremo per questo viaggio attraverso i suoni per arrivare a noi stessi. Con l'aiuto di EFT!




M’abituerò di Ligabue… 

M’abituerò a non trovarti, come dire accettare.
Accettare la fine di una storia, accettare di andare avanti, accettare la vita che cambia.
Lo possiamo sentire nostro in molti frangenti della vita, non solo nella fine di un rapporto d’amore. In fondo siamo un intreccio di relazioni, con il partner, con gli amici, in famiglia, con il lavoro…siamo il pezzo di un insieme più grande, siamo tutto questo e molto, molto di più.
Quindi che si fa se questa canzone ci smuove dentro qualcosa, se sentiamo lo strappo???

- “Alla fine c’è sempre uno strappo e c’è qualcuno che ha strappato di più”canta il Liga.

Potremmo applicare EFT su queste emozioni, su questo sentire.
Quali sono le emozioni che sentiamo, che proviamo?
Rabbia, dolore, tristezza, senso di sfinimento… senti quello che provi tu.
E comincia a stimolare i punti…
Cosa ti stai dicendo?
Che non è giusto? Che non volevi finisse così? Che vorresti tornare indietro? Cosa passa per la tua mente?...
Dove senti tutto questo? In che parte del tuo corpo? Intorno a te? Dove?...
Collegati a tutto questo, sentilo fino in fondo.
Quanto ti stressa? Da 0 a 10… dagli un voto.
Continua a stimolare i punti e partendo dal punto karate ripeti:

Anche se sento ancora questo strappo, tutto questo può cambiare e cambia mentre lo osservo.

Resta sintonizzato su tutto ciò che senti e osserva ciò che emerge.
Comincia a stimolare i punti della sequenza.
Cosa emerge? Un’immagine, un suono, una voce, oppure una percezione, potrebbe essere una presenza, oppure un profumo, un gusto…
Resta collegato a ciò che emerge. Sentilo.
Ora ripeti

Anche se a qualche livello ho generato e ancora oggi mantengo questo – aggiungi ciò che è emerso (immagine, scena, voce, percezione), recupero tutta la mia energia coinvolta nella sua inconsapevole creazione e la riporto nel mio centro.

Continua a stimolare i punti, resta connesso l’intento di individuare e dissolvere la causa prima di questa situazione, di questo tuo sentire. Osserva ciò che emerge….
Senti come sei il creatore di questa situazione, ed essendo il creatore di tutto ciò puoi anche modificarlo.
Continua ad osservare e a seguire ciò che emerge…
Senti come dice il Liga che -“da qui in poi si può solo andare”- osserva come cambia in te la percezione e il tuo sentire rendendoti consapevole che si può solo andare avanti. 
Stimola i punti e scopri che – “Non conta più sapere chi ha ragione, non conta più avere l’ultima parola ora” – è proprio così. Senti come un po’ alla volta tutto questo diventa vero, come puoi creare questa realtà.

Anche se “alla fine non è mai la fine, ma qualche fine dura un po’ di più”, e la mia fine sta durando troppo, recupero tutta la mia energia coinvolta nel trattenere questa fine, e la riporto nel mio centro.

Continua a stimolare i punti e resta in osservazione.
Senti come emerge che “da qui in poi si può solo andare, portando nel bagaglio quel che c’era”.

Anche se nel bagaglio che mi sto portando appresso c’è ancora tanto dolore/rabbia/tristezza, recupero tutta la mia energia coinvolta nel trasporto di questo bagaglio, e la riporto nel mio centro.

Osserva come si trasforma tutto questo in te. Potrebbe essersi già trasformato, oppure il processo potrebbe essere in atto ora, nelle prossime ore.
Resta in ascolto delle tue nuove consapevolezze.
Valuta di nuovo il tuo livello di stress da 0 a 10. E’ aumentato? Diminuito? Uguale?
Se è arrivato a 0, esci e fai qualcosa che ti piace, la vita ti aspetta.
Se ancora c’è dello stress, puoi ricominciare a stimolare i punti e seguire di nuovo ciò che emerge.
Se il livello di stress non è molto alto, puoi continuare a stimolare i punti durante la giornata e domani rivalutare ciò che è cambiato. La consapevolezza ha i suoi giusti tempi.

Ora sei pronto per cambiare musica!

Paola